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Elena Neri

"Emozioni d'artista "

LIBRO DELLE VISITE
Scorcio di Langhe
olio tela
50 x 40 cm.
Hawaiana col fiore
olio tela
80 x 60 cm.
Foresta di mangrovie
olio tela
100 x 70 cm.
La casetta di campagna
olio tela
60 x 50 cm.
La colazione della domenica
olio tela
70 x 50 cm.
I girasoli di campo
olio tela
40 x 50 cm.
La donna nel deserto
olio tela
70 x 50 cm.
La foresta pluviale
olio tela
40 x 50 cm.
Le tre barche sulla spiaggia
olio tela
60 x 50 cm.
L'uomo sul libro
olio tela
60 x 50 cm.

BIOGRAFIA


Elena Neri nasce a Tempio Pausania (SS), da genitori Siciliani. Durante l’infanzia attraverserà diverse città d’Italia assieme alla sua famiglia, a causa dei ripetuti trasferimenti del padre , Generale dell'Arma dei Carabinieri. Si insedieranno poi definitivamente a Torino nel 1964. Durante tutti questi anni, tra un viaggio e l'altro, Elena eredita dal nonno e da suo padre la passione per la pittura ad olio su tela, dimostrando di possedere talento e predisposizione naturale. Gli anni del liceo artistico sono di grande supporto per affinare le sue doti e la sua tecnica con professori del calibro di Francesco Tabusso e Francesco Casorati, ma trascorrono altrettanto tormentati a causa di un rapporto tumultuoso con la madre, giorno dopo giorno sempre più in contrapposizione con le sue scelte e la sua indole artistica. Nel 1973 appena ventunenne incontra Luigi, suo futuro marito. Il matrimonio, osteggiato da tutta la famiglia per disparità di ceto sociale, avviene nel 1974. Da allora firmerà tutti i suoi quadri con il cognome del marito. Negli anni a seguire, Elena sembra ritrovare un equilibrio e si diletta a dipingere soggetti classici e paesaggi esotici, ma il desiderio di fare della sua arte il mestiere della sua vita, viene messo in secondo piano da un carattere profondamente riservato e dall'impegno della nascita di una figlia. Gli anni a seguire trascorrono, seppure in costante e feroce contrapposizione con la madre, apparentemente sereni, tra casa, marito e figlia. Ad un certo punto, tuttavia qualcosa sembra incrinarsi: i paesaggi fioriti prendono la forma di oscure paludi e foreste di mangrovie, gli sfondi di ogni quadro si fanno più cupi, così come è crescente il suo disagio interiore. A cavallo tra la fine degli anni ’80 ed inizio anni '90, incomprensioni con il marito ed una breve malattia risoltasi completamente, sembrano privarla di tutta la sua creatività. Da quel momento in poi non dipingerà più, e la sua salute mentale e fisica peggioreranno gradualmente fino alla sua dipartita, avvenuta a maggio 2021. La collezione completa comprende circa trentacinque opere.


CRITICA DI JACOPO CHIOSTRI


Al suo liceo a Torino, città dove la famiglia si era definitivamente trasferita nel 1964 dopo aver girato l’Italia per gli impegni del padre, generale dell’Arma dei carabinieri, la pittrice Elena Neri fu allieva di Francesco Casorati, il figlio di Felice. Altro suo maestro fu un pittore del calibro di Francesco Tabusso, ma è soprattutto di Casorati che si sente nei lavori della Neri un’influenza che parrebbe mai essersi sopita.
La si riconosce nel rigore dei dipinti, nella loro inerzia trattenuta di chiaro stampo metafisico, ed anche nell’inquietudine che si respira nelle opere affidata quantunque a un’estrema lucidità e chiarezza interpretativa.
Sono, questi della Neri, dipinti essenziali dove col colore e la composizione si raggiunge un perfetto equilibrio tra elemento reale e sua trasfigurazione. Non vi è niente di superfluo, e non potrebbe essere altrimenti considerato quanto può essere precario il bilanciamento tra intensità emotiva e intensità della rappresentazione, che è poi la cifra caratterizzante del suo lavoro.
I dipinti di Elena Neri sono frutto di padronanza della parte tecnica che le ha consentito una spigliatezza che riconosciamo nel segno autorevole, capace di travalicare l’ovvietà e proporci nuovi punti di vista.
Nel 1890 Albert Aurier, scrisse sul Mercure de France, a proposito di Van Gogh: “La continua ricerca del segno essenziale per ogni cosa, mille significativi particolari testimoniano irrefutabilmente la sua profonda sincerità, il suo grande amore per la natura e per la verità. Per la sua verità.” Questo vale anche per la Neri nelle cui opere non compare nulla che possa far pensare a una riproduzione oggettiva degli elementi che compaiono: la sua è sempre una verità personale, cui il medium artistico conferisce un’inedita verosimiglianza; e vale per i paesaggi come per le figure e le nature morte. La sua non è una traduzione del reale, ma un’illustrazione - che diviene concreta - di emozioni, le quali sono frutto di una visione sì disincantata ma, allo stesso tempo, ideale. Poi, come il grande tormentato pittore olandese, la Neri dimostra di possedere una chiarezza visiva, non comune, depurata da qualsiasi segno che non sia necessario alla figurazione pittorica che desidera proporre.
Non c’è in alcuna delle sue composizioni un elemento che strida, la visione appare rilassante, familiare, sebbene non sfugga l’elemento malinconico e inquieto, probabilmente inevitabile per un personaggio come lei che ha avuto una vita tormentata.
La pulizia formale, antitetica a ogni descrittivismo, si fa poesia nella sobrietà, e nella staticità. Sembra quasi di sentire il respiro degli umani che compaiono in questi dipinti, come anche il respiro del mare o delle foglie e dei fiori: l’atmosfera sospesa è un altro elemento caratterizzante della poetica di Elena Neri. E l’osservatore è indotto a prolungare la propria osservazione nell’attesa di un qualcosa di cui a breve sarà testimone.
I dipinti sono divisi in piani, la luce è in genere discreta, che non produca inciampi per l’osservazione, e modella e definisce le figure. Il tratto è controllato ma sicuro, e il colore, incisivo, appare cupo ma deciso anche nelle tonalità più scure: dagli accostamenti cromatici, creati per illuminare e contrastare, deriva un’armonia e una naturalezza sorprendenti.
Elena Neri, è scomparsa lo scorso maggio dopo una vita, specie alla fine, che non è stata facile, ma la sua produzione artistica era ormai ferma da oltre un quarto di secolo. A noi resta un buon numero di opere che attendono di continuare la storia di una pittrice che merita un posto nella storia dell’arte dello scorso secolo.
Oggi, dopo la sbornia durata decenni di ‘informale e concettuale’, il sentimento degli appassionati della più antica e nobile delle arti, si sta riequilibrando. L’interesse per il ‘figurativo’ torna prepotentemente a rialzare la testa. Gli artisti su cui puntare l’attenzione non mancano, la più ricercata delle loro peculiarità non è solo la capacità tecnica, ma una produzione personale e originale come, per esempio, questa della Neri, pittrice, forse, involontariamente metafisica, inquieta, enigmatica, ma tremendamente ancorata alle emozioni e agli impulsi che arrivano a noi dal mondo circostante, uguali per chiunque, sebbene diversamente interpretabili e utilizzabili in una produzione di tipo artistico. Lei ce ne ha fatto dono, riuscendo a illuminare con elementi per lo più presi dal quotidiano una storia che è anche storia di ciascuno di noi. Senz’altro un’artista da valorizzare.




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