Ingrandisci
Lavoro in campagna (S. Miniato)
olio tela
70 x 50
350.00 €
|
Ingrandisci
La valle del Paglia (Orvieto)
olio tela
120 x 80
500.00 €
|
|
Ingrandisci
Castello dei Duchi di Montevecchio, Castelviscardo
olio tela
50 x 40
300.00 €
|
Ingrandisci
Le crete senesi
olio tavola
40 x 50
300.00 €
|
|
Ingrandisci
Duomo di Orvieto
olio tela
40 x 50
300.00 €
|
|
Ingrandisci
Venezia Scalo Marittimo
olio tavola
50 x 50
300.00 €
|
Ingrandisci
Veduta del Castello dei Duchi Montevecchio Castelviscardo
olio tela
50 x 40
300.00 €
|
La Mostra Online si concluderà il
10/04/2010
Libro delle visite
Dal gennaio 2004 mi dedico alla pittura stile naif, alla quale sono approdato da autodidatta.
Provengo dal mondo della fotografia (Reflex) e la mia specialità erano i treni in corsa. Con un cinquecentesimo di secondo riuscivo a fermare l’immagine del convoglio, in Via Carlo Bini, angolo Via di Rifredi. Poi, sempre con le Reflex ho fatto interni di chiese a Firenze, usando spesso la posa B e 1, 2, 4 centesimi di secondo con cavalletto, obbiettivo 50 mm. ma mi dedicavo anche ai paesaggi, in special modo in autunno inoltrato, quando le foglie degli alberi cambiavano colore e cadevano a terra.
Nella casa di papà ammiravo i vari quadri che lui aveva acquistato: Cappello, Migliorini, Brandi, Parigini, Manfredi, ecc. Non solo sono cresciuto in una casa di artigiani: ferro battuto e laterizi, cotto fatto a mano.
Sono nato a Firenze, ma i genitori dono umbri; papà è di Allerona Stazione, che dista Km 15 da Orvieto. Il bisnonno, classe 1874, fu il fondatore dell’attività di fabbro ferraio specializzato in ferro battuto, tanto che vinse il primo premio alla Mostra Internazionale degli Artigiani per il ferro battuto ed i ferri da taglio, a Parigi nel 1912, all’età di trentotto anni. Il nonno paterno ha continuato tale attività fino al 1972, anno della sua morte.
Da parte materna il nonno, classe 1862, il bisnonno classe 1820, il trisavolo classe 1799, erano tutti fornaciari. Facevano il cotto fatto a mano, dalle tegole al pavimento in mattoncini di 2 cm di spessore.
Pertanto, l’arte del fare opere, sia che si tratti di ferro battuto, sia di laterizi, ce l’ho nel mio DNA e come si dice, nel sangue.
Non solo, da ulteriori ricerche che ho svolto, sulla storia della famiglia/e Pistola Calandrelli, essi risultano degli autodidatti.
La mia pittura è solare, realistica e documentata, cioè prima di dipingere studio il soggetto, sia che si tratti di castelli, che di chiese parrocchiali o pievi; in questo modo cerco di entrare nella storia del periodo e nei contesti storici.
L’orvietano è il mio soggetto preferito, in quanto era l’ultimo avamposto dei guelfi contro i ghibellini dell’imperatore Barbarossa e della nemica Siena.
In pratica, tutto il Medioevo fino al primo Rinascimento, Orvieto città e tutto il suo comprensorio è pieno di vestigia di quel passato fatto di amori, complotti, tradimenti, nascite ed infine, morti.
L’artista dipinge olio su tela, olio su compensato, olio su legno. Specializzato in
paesaggi, castelli, nature morte e lavori nei campi.
lavora come portiere informatore presso l’Azienda ospedaliera Universitaria di Careggi, Firenze.
MAURO PISTOLA, SILENZI SOSPESI NEL TEMPO
Impresse sulla lastra fotografica, sviluppate nel laboratorio dell’anima e stampate con i colori della memoria. Sembrerebbe questo il procedimento che da vita alle immagini di Mauro Pistola.
Se l’obbiettivo fotografico, a lui molto caro, è il punto di partenza del suo lavoro, l’elaborazione mentale riveste un ruolo di primaria importanza. Così i profili distesi e arrotondati del paesaggio si colorano di cromie decise e compatte, talora dissonanti, le facciate delle cattedrali si illuminano di toni pastello che incontrano il rigore del segno e il nitore dei volumi, riallacciandosi alla lezione del grandi maestri del Quattrocento, contestualmente alla sensibilità per la semplificazione formale e prospettica di stampo naif.
Appassionato di storia medievale e rinascimentale, Mauro Pistola studia i luoghi e le architetture, assimila e ricrea le atmosfere del passato per poi percorrere con un balzo cinque secoli di pittura ed avvicinarsi a certi esiti del Novecento, perseguendo con successo e personalità una sintesi armoniosa, elementare ma suprema, tra disegno e colore, tra fermezza e dinamismo.
L’immediata godibilità delle opere di Pistola evidenzia un impegno costante nella ricerca tecnica e iconografica, che punta sempre all’equilibrio tra realtà e fantasia, tra concretezza e spiritualità, per convincerci ad ascoltare il respiro delle cose, i loro silenzi sospesi nel tempo.
GABRIELLA GENTILINI
Firenze, gennaio 2008