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Giovanni Maranghi

1955
Biografia
Giovanni Maranghi nasce nel 1955 a Lastra a Signa, in provincia di Firenze, dove ancora adesso lavora, in un caratteristico studio sulle rive dell’Arno. Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico di Firenze, si iscrive alla facoltà di Architettura dell’Ateneo fiorentino e contemporaneamente frequenta l’Accademia di Belle Arti della stessa città. Dalla metà degli anni settanta inizia la sua attività espositiva sia in Italia che all’estero, con mostre in Olanda, Belgio, Stati Uniti, Turchia e Francia.

Il percorso intrapreso dall’artista chiama in causa il mistero della seduzione distillata nella forma pittorica mentre l’ironia persegue sguardi e comportamenti. L’artista non descrive, bensì interpreta, attraverso l’allusione o la metafora, gli stati d’animo, i desideri, le aspirazioni, al limite della caricatura, di modo che i caratteri dei personaggi possano emergere nella loro essenzialità e possano efficacemente legarsi al piccolo mondo che li circonda e li contiene.

La pittura di Maranghi è corposa, tattile, attivata in qualche occasione dall’uso dell’encausto, una tecnica antichissima che contempla l’impiego dei colori sciolti nella cera per essere applicati a caldo sulla superficie. Ma lo spessore e la densità vengono ottenuti col concorso successivo della sabbia, della polvere di marmo, del gesso e dello stucco francese a produrre un impasto grazie all’intervento di opportuni collanti. E’ così che le sue figure prendono letteralmente corpo e conquistano la scena. (…) gli interpreti delle opere di Maranghi si muovono in un ambiente caratterizzato da quella leggerezza e da quella grazia di linee che in certi casi li fa lievitare in senso calligrafico sull’uniforme tonalità del fondo; in altre circostanze, dove è la materia a imporsi nell’impianto narrativo, il segno sinuoso dei contorni dona un impulso di leggerezza alle immagini sottraendole alla materia (Luciano Caprile, 2005). Si coglie forte un’accezione teatrale, insita in varie gustose allegorie appartenenti al complesso iconografico, che tiene conto di un racconto sospeso a metà fra il sogno e la fiaba (Giovanni Faccenda, 2001).

Giovanni Maranghi si muove per citazioni e per trasparenti metafore che riguardano l’universo femminile e quello degli oggetti che ruotano intorno alla donna rendendola palpabile anche nell’assenza, tanto è preponderante il suo ruolo nell’economia concettuale e costruttiva del nostro autore (…) gli uomini appaiono come figure assenti e di contorno. Ma non sempre. Sono le cose ad assimilare le fisionomie e i caratteri delle persone a tal punto da determinarne la sparizione. Così l’artista conduce il suo estro lungo i molteplici percorsi dell’immaginario, scandito dalla magica, imprescindibile presenza femminile (…) in un cammino che accomuna seduzione e ironia (Luciano Caprile, 2005).
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