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Natale Filannino

1926 - 1987
Biografia
Dopo aver frequentato l'Istituto Industriale e quello d'Arte, si trasferisce a Firenze, dove completa gli studi dell’Accademia di Belle Arti. É stato docente di discipline pittoriche al Liceo Artistico Statale di Firenze. Ha partecipato alle correnti d'avanguardia dal 1953, prima in un ambito realista espressionista, dopo ha fatto esperienze nel campo dell'astrattismo classico. Tenendo sempre conto di un impegno artistico-politico-sociale entra nella determinazione di fondare un movimento che possa raccogliere tutti gli artisti impegnati in questo senso, dà vita così, nel 1964, insieme a Vinicio Berti, Giampiero Avanzini, Nadia Benelli, Bruno Pecchioli, Liberia Pini al "Segno Rosso". Per le stesse ragioni nel 1970 lo troviamo tra i fondatori dello studio d'arte "Il Moro". Nel 1972 aderisce al manifesto "Nascita di una morfologia costruttiva" e partecipa a tutte le manifestazioni del gruppo. Il suo impegno professionale lo ha visto protagonista in campo nazionale delle più significative manifestazioni, dove gli sono stati attribuiti i massimi riconoscimenti. Ha partecipato a mostre internazionali a Mosca, Praga, Bucarest, Sofia, Budapest, Vienna, Basilea ecc. Ha allestito circa sessanta mostre personali in tutta Italia: Milano, Roma, Brescia, Napoli, Cagliari, Barletta, Bari, Venezia, ecc. Nel 1977, invitato dal governo jugoslavo, presenta un'importante mostra antologica a Dubrovnick.
Nell’ottobre 1999 è stata allestita al Centro d’Arte Modigliani, Scandicci (FI) una vasta mostra retrospettiva di grafica, pittura e scultura curata da Ugo Barlozzetti e Pier Paolo Castellucci.


Recensioni
"...Di tutt’altro tenore sono le emozioni provocate dalla pittura forte e incisiva di Natale Filannino (1924-1987), in cui la realtà viene approfondita da una lettura intensa, talvolta impietosa, dai toni espressionisti che sottolineano la precarietà e il disfacimento della forma nella suggestione del colore. Ricerca che ha poi condotto l’artista di origine calabrese, ad avvicinarsi all’Astrattismo Classico..."

GABRIELLA GENTILINI
dal catalogo della mostra "Emozioni", Firenzeart Gallery, Firenze, 11 ottobre - 5 novembre 2005.


... Così fu per Natale Filannino, scomparso nel 1987, dal quale proprio per tale ragione mi piace cominciare, ma anche per memorie personali, come dirò più oltre. Filannino è proprio a Firenze, dov'era giunto ventitreenne da Reggio Calabria nel '47, che, in virtù dei contatti con gli esponenti dell'Astrattismo Classico, ha maturato la conversione dalla pittura realista d'impegno sociale al lessico d'impianto geometrico, giungendo a fondare nel 1964 assieme a Vinicio Berti, poi "nume tutelare" degli artisti dello Studio Il Moro, ad Avanzini, Nadia Benelli, Bruno Pecchioli e Liberia Pini il Gruppo Segno Rosso, incunabolo dello Studio d'Arte, dove a metà degli anni Sessanta fui invitato a tenere una conversazione.

Filannino nel suo discorso geometrico non approdò mai ad una depurazione dei suoi precedenti. Le superfici dei suoi dipinti, come pure le sue sculture, negli anni Settanta denunciavano nelle dinamiche conflittuali, talora iterate, il background espressionista della pittura realista da lui praticata e da cui provenivano. Anzi tale vitalismo, che certo qualcosa doveva all'esempio del temperamento grafico di Vinicio Berti, ma rivisto, sembrerebbe, sulla lezione del grafismo del pop Lichtenstein, s'insinuava all'interno delle strutture costruttive, che appunto nel loro seno si facevano spesso portatrici di grovigli di pennellate o di intrecci lineari positivi/negativi (Attrito, 1970; Irruzione A/C, 1971).
Nelle polimateriche sculture tali aspetti si traducevano in decorative ritmiche ottenute con imbullonature ai bordi (Struttura, 1972), o altrove (Per la memoria storica di una lotta di popolo, s.d.; Bucranio, Orfeo e Euridice, 1983) nelle striature delle superfici. Nelle opere degli anni Ottanta in Filannino riemergeva l'impegno civile che l'aveva portato durante l'occupazione nazista a fare il partigiano. E le radici iconiche del suo passato artistico contestualmente riaggallavano, ma con la consapevolezza dell'importanza della geometria che persisteva nell'ambito della costruzione di immagini organiche, com'è in Prometeo, metallo del 1983 dalle superfici movimentate da picchiettature, mentre nei lavori in gesso i sostrati dell'espressionismo d'un tempo tornavano, ma con soluzioni informi, certo giustificate dal tema (Hiroshima - e poi?, Nagasaki - e dopo?, 1983).
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